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Category:
Fandoms:
Relationship:
Characters:
Additional Tags:
Language:
Italiano
Series:
Part 1 of Yes, Mister UNIVERSE
Stats:
Published:
2015-02-02
Completed:
2015-04-12
Words:
26,507
Chapters:
19/19
Comments:
85
Kudos:
27
Bookmarks:
5
Hits:
1,118

Yes, Mister

Summary:

Andare ad ubriacarsi dopo una partita persa non è certo un'abitudine per Roberto Mancini.
Ma l'ennesima sconfitta brucia.
E quando il giovane, talentuoso attaccante autore del 3-1 gli compare accanto, chi può prevedere cosa succederà?

Chapter Text


L'intera faccenda era ridicola. Cosa ci faceva lì dentro?
Lui non si ubriacava da quando aveva 17 anni, per Dio, da quando ad una festa aveva bevuto tutto quel che poteva per convincersi ad accettare le avances di una a caso fra le ragazze che lo puntavano e farla finalmente finita con quella stupida storia del sesso. Dopo, nessuno avrebbe più potuto chiamarlo ragazzino -o gli avrebbe spaccato la faccia a pugni.
Si erano dimenticati di dirgli quanto ci si senta coglioni la mattina dopo, con un mal di testa da urlare e una sciacquetta di cui non ti ricordi nemmeno il nome dall'altra parte del letto.
Trentaquattro anni più tardi Roberto Mancini, malgrado l'aria ben più signorile e controllata, non si sentiva né meno coglione né meno incazzato col mondo di quel diciassettenne testa calda.
Aveva mollato la squadra dicendo che sarebbe rientrato da solo, che si sarebbero visti l'indomani all'allenamento, e adesso, invece di starsene su un treno per Milano come avrebbe dovuto, era ancora vicino al Mapei, in un pub buio e deserto, a bere whisky pessimo, deciso a perdere almeno un po' di lucidità prima di salire sull'ultimo treno.

Era stato così sicuro di poter rimettere a posto le cose all'Inter-e invece, cazzo, avevano perso l'ennesima partita con un clamoroso 3-1. Colpa dell'attacco alquanto formidabile dell'altra parte? Che poi si sarebbero evitati il terzo se solo fosse stato più veloce quando era sulla panchina del Manches- ma no, inutile dirselo adesso. Bisognava pensare ai suoi ragazzi, non a quanto fossero o non fossero bravi gli avversari. Sfortuna, allora? Poteva suggerirlo ai giornalisti, ma la verità era che la squadra non girava come era necessario girasse -e non tanto per problemi tecnici, ma per mancanza di motivazione.
Mandò giù un altro sorso di whisky. I ragazzi non si impegnavano. Non ci credevano. Il che voleva dire che non credevano in lui. Avrebbe avuto voglia di rompere qualcosa, di tirare il fottutissimo bicchiere contro il muro e ribaltare il tavolo. Era solo colpa sua. Doveva esser lui il problema, lui a non caricarli abbastanza, lui a non mettere a frutto le loro qualità...
L'alcool e i pensieri gli incendiavano il petto e la bocca dello stomaco. Quando sentì una mano posarglisi sulla spalla e una voce dire «La sconfitta brucia, eh?» non ci vide più. Qualcosa gli scattò dentro, si voltò caricando il destro ed esplose. Prese in pieno lo zigomo dello stronzo che aveva il coraggio di venire a sfotterlo e grugnì di soddisfazione al suono secco della mascella contro le sue nocche.

Un istante dopo si appoggiava alla colonna di legno per non perdere l'equilibrio, pensando Che cazzo hai combinato, idiota? D'accordo. D'accordo! Congratulazioni, Mancio, hai bevuto abbastanza. Adesso controlla che lo stronzo non si sia fatto troppo male, evita di chiedergli scusa e togli il disturbo.
Dello “stronzo” però erano visibili solo i piedi. Era caduto all'indietro. E se avesse battuto la testa?
Mancini lanciò uno sguardo al barista: non aveva fatto una piega.
Sollevato, avanzò per verificare le condizioni del bastardo e- Cazzo. Cazzo, cazzo, cazzo.
Di fronte a lui il più giovane attaccante della squadra che li aveva appena umiliati era seduto a terra e si strofinava la guancia con aria imbronciata.
«Fuck, Mister, stavo solo scherzando».